José Pantieri 1973

José Pantieri dietro la macchina da presa 1973 circa
José Pantieri dietro la macchina da presa 1973 circa

Cineasta, studioso, animatore culturale, José Pantieri riconosce alla comicità una precisa funzione sociale, oltre che artistica. Egli crede che nella nostra civiltà, fortemente meccanizzata e consumistica, anche il comico abbia i mezzi per poter contribuire ad una benefica azione distensiva dell’umanità-pubblico. Disquisire su questo personaggio, originale sì ma anche certamente vero e profondo, significa non soltanto soffermarsi sulle sue realizzazioni artistiche, quanto avvicinarsi a lui da un punto di vista più sottilmente umano, più filosofico. «Di me — confessa — si parla molti di più per ciò che dico che non per quello che ho fatto. La comicità — aggiunge Pantieri — è altruismo; il compenso del comico deve essere solamente la risata. Egli non può venire svilito da aridi calcoli commerciali, altrimenti la sua comicità diverrà fatalmente volgare o decadente». E infatti, coerenti con le sue parole, le sue preferenze vanno ai «grandi» del passato e del presente come Buster Keaton, Harold Lloyd, Petrolini e Tati, sempre vivi nella sua mente sin dai tempi dell’adolescenza quando si divertiva a imitarli.

Nato a Forlì da una famiglia di artisti (madre musicista, sorella ceramista, padre e fratello pittori) Giuseppe Pantieri si accosta, sin dai primi anni, alle diverse forme di espressione artistica esercitate in famiglia fino a che, scoperta la recitazione comica, non decide  di dedicarvisi anima e corpo. Lo troviamo così in tutti i teatri universitari della sua provincia sino al 1959, anno in cui decide di recarsi a Parigi dove, frequentando tutti gli ambienti culturali della capitale francese. Il brusco passaggio dalla tranquilla vita di provincia alla caotica esistenza della grande metropoli lo arricchisce di una esperienza traumatizzante ma ugualmente positiva: da essa nascerà quella vena comica a sfondo sociale cui Pantieri dedicherà tutto se stesso.

Nel ’60, fonda a Parigi l’Usine à gags, un movimento d’avanguardia artistico e culturale creato per il rinnovamento dell’arte comica e per un nuovo tipo di impegno sociale, cui aderiscono specialisti del comico d’arte. Successivamente, crea l’Association Internationale du Cinéma Comique d’Art (A.I.C.C.A.). Scopo precipuo dell’associazione è quello di difendere, valorizzare ed incrementare lo sviluppo dell’arte comica cinematografica.

L’anno successivo è chiamato dallo ORTF a collaborare a spettacoli vari ed in particolare al Service de la recherche, per ricerche sperimentali visive e sonore su nuovi metodi di comicità. Intanto, fa frequenti visite in Italia dove realizza nel ’63 a Milano alcune scenette per il varietà Naso finto, per la regia di Vito Molinari, e dove nello stesso anno scrive i suoi primi libri: L’originalissimo Buster Keaton e Gli eroi della risata, entrambi destinati a positivi commenti della critica. Successivamente, però, la sua spiccata avversione per la recitazione comica «all’italiana» — di cui Pantieri non fa segreto — gli procurerà diffidenza ed inimicizie.

Per ribellarsi alle imposizioni cui l’artista deve spesso suo malgrado sottoporsi, Pantieri ha escogitato una nuova quanto singolare forma di contestazione adottando, sin dall’ottobre del ’68, uno pseudonimo da lui definito ironico-polemico: Giuseppe Rinuncia. Con esso firma tutti quei lavori che egli disconosce perché realizzati senza libertà d’espressione. A Pantieri è comunque riconosciuta una solida preparazione, tant’è che è stato perfino chiamato ad insegnare «l’arte comica» alla Cattolica di Milano ed all’Università Internazionale degli Studi sociali Pro Deo di Roma.

La televisione lo chiama nel ’68 a partecipare a tre trasmissioni su L’arte del comico nel corso delle quali egli analizza e spiega con competenza ai telespettatori le tecniche di lavoro di alcuni «mostri sacri»: Charlie Chaplin, Stan Laurel e Oliver Hardy. Due anni dopo, nel dicembre del 1970, realizza ancora per il piccolo schermo Passaggio obbligato, un film di ricerca che tenta la fusione della comicità con la poesia e la fantasia; l’opera è anche una manifesta critica alla civiltà delle macchine. Nel ’72, Pantieri fonda a Riccione il Museo Internazionale della Risata che racchiude oltre quattromila documenti di cinema, di teatro, di televisione e di arti grafiche, con l’intento di offrire un ulteriore contributo all’affermazione di una comicità ragionata e intelligente.

«Io sono un missionario — egli dice — . Sto ancora cercando la “cosa” di due minuti che lasci qualcosa agli altri».

M.D.A.
Rai Radiotelevisione Italiana – Schede del Servizio Stampa